Patto educativo

Cari genitori, 

qui di seguito andiamo ad illustrarvi il “Patto educativo-sportivo” con cui vogliamo delineare finalità, obiettivi, stile e strumenti del nostro percorso educativo-sportivo. 

In modo particolare: 

  • Desideriamo formalizzare obiettivi generali e obiettivi specifici, differenti a seconda dell’età degli atleti. 
  • Desideriamo dare al progetto un taglio molto concreto chiarendo le modalità con le quali ci sforziamo di realizzare i vari obiettivi, grazie all’alleanza ed al confronto in corso d’anno con atleti e genitori.
  • Desideriamo definire il ruolo e lo stile del”educatore sportivo, gli obiettivi e le finalità sia sportive che educative che ci proponiamo di raggiungere nei prossimi anni. 

Il Consiglio Direttivo e i responsabili dell’Oratorio

Obiettivi educativi generali

  1. Appartenenza e servizio 

Nel conoscere ed appropriarsi delle proprie abilità e capacità espressive, il ragazzo è invitato a scoprire come non sia da solo a vivere lo sport in Oratorio, ma a sentirsi membro di un gruppo-squadra.
Il gruppo, oltre che il singolo si fa carico dei successi come delle sconfitte, chiede di essere conosciuto e valorizzato nei suoi membri, crea le possibilità perché ogni atleta esprima al meglio le proprie capacità. 

A questo scopo è opportuno che si favorisca in ogni modo il senso di appartenenza al gruppo, che non ci senta estranei ai discorsi che possano riguardare parte della squadra o dei singoli elementi di essa. Il senso di appartenenza fa sì, ad esempio, che un membro sia pronto ad aiutare e valorizzare un compagno in difficoltà: occorre passare da “la squadra per me” a “io per la squadra”. In questo modo i ragazzi  (soprattutto nel passaggio all’adolescenza) sono aiutati ad abbandonare logiche di rivalità e competizione per favorire invece il mettersi a servizio del gruppo-squadra con tutte le capacità e qualità di cui sono portatori. Riescono anche a inibire ogni logica di confronto finalizzato all’emergere sugli altri, per vivere in maniera riconciliata l’attitudine che chi più ha è chiamato a donare/donarsi agli altri. 

In questa chiave, gli atleti più dotati dovrebbero essere quelli più attenti a quelli che faticano maggiormente, dovrebbero essere stimolati a farsi carico delle situazioni di tensioni e di fatica del gruppo per aiutarlo a risolverle positivamente e dovrebbero essere spronati a mettersi a servizio della squadra per aiutarla a dare il meglio di sé.

 

2. Educare all’agonismo 

L’agonismo è una componente molto importante della pratica sportiva: il desiderio di vincere e di ottenere grandi risultati è un positivo fattore di stimolo e di miglioramento. Noi vogliamo vivere l’agonismo come rispetto leale delle regole del gioco, capacità di sacrificarsi per un bene superiore, rispetto del concorrente e riconoscimento del suo valore, disponibilità alla collaborazione nella squadra. In questo senso, il tifo (anche quello dei genitori e degli adulti) va educato con rigore: il GSO vuole una buona tifoseria come carica positiva e stimolante e intende combattere il tifo volgare ed aggressivo che provoca effetti negativi sull’azione educativa. 

 

3. Educare alla vittoria ed alla sconfitta 

Lo sport è vittoria e sconfitta. Ogni ragazzo proverà gioia per una vittoria ed amarezza per una sconfitta. Nessuno gioca per perdere: tuttavia dovrà fare i conti anche con gli altri che, a volte, sono più forti ed imparerà a tollerare la frustrazione della sconfitta. 

Nella sconfitta si impara a riconoscere i propri limiti, si sottolinea la solidarietà di squadra, si incoraggia a fare quel passo che è mancato in partita, si impara a rialzarsi. D’altro canto, anche la vittoria è una esperienza importante: ci fa comprendere come con l’impegno, la volontà e lo spirito di quadra sia possibile ottenere risultati. 

Obiettivi Specifici per fasce d'età

Prima fascia: elementari (6-10 anni)

  • Sforzarsi di formare gruppi affiatati e numericamente consistenti, aiutando ogni gruppo a diventare squadra, attraverso momenti conviviali anche tra genitori ed una pratica corretta dello sport improntata al gioco senza selezione per capacità.
  • Compiere alcuni passi concreti: l’educare al rispetto degli altri, l’insegnare a non emergere a scapito del gruppo e l’educare all’autosufficienza. 
  • Insegnare l’attività sportiva con allenatori idonei, che sappiano far prevalere il clima gioioso della partecipazione al gioco. A tutti i ragazzi e le ragazze viene concessa l’opportunità di giocare sviluppando le proprie capacità.

 

Seconda fascia: medie (11-13 anni)

  • Educare alle regole ed alla convivenza umana attraverso la pratica sportiva.
  • Adeguare la proposta sportiva alle esigenze preadolescenziali e adolescenziali, favorendo momenti di condivisione e di confronto tra tutte le realtà dell’Oratorio.
  • Completare il ciclo di insegnamento dell’attività sportiva con allenatori idonei e preparati, valorizzare le dinamiche di gruppo e di squadra che permettono ai ragazzi di conoscere ed apprezzare le diverse qualità personali. 
  • Coinvolgere tutti nel gruppo e nell’attività come attenzione primaria, pur cominciando a tenere conto delle diverse attitudini personali nello svolgere l’attività sportiva.

 

Terza fascia: Superiori (14-17 anni)

  • Tenere la parole “responsabilità” come sintesi del grande obiettivo che accompagna il cammino delle superiori quale assunzione personale del cammino proposto, con la proposta di un coinvolgimento più attivo dei ragazzi in Oratorio. 
  • Tener conto e valorizzare la volontà e l’impegno e un giusto agonismo nelle competizioni. 

 

Quarta fascia (Maggiorenni)

  • Richiedere che la pratica sportiva sia perseguita con serietà, costanza, impegno e forza di volontà, in modo che i “grandi” siano da esempio per i più piccoli.
  • Proporre occasioni di servizio all’interno del GSO e far capire loro la bellezza e l’importanza del servizio verso l’altro. 

Modalità attuative

Per tutti 

La competizione va riservata a bambini in perfette condizioni psicofisiche. Sia rispettato il tempo giusto di guarigione e di riabilitazione dai traumi. Ci sia gradualità nella qualità e nella quantità del carico di lavoro.
È obbligatorio il certificato di stato di buona salute fisica per le attività non agonistiche che lo richiedano e il certificato di idoneità agonistica per gli sport agonistici dietro indicazione del CSI per quanto riguarda l’età di inizio.

 

Elementari 

  • Far condividere gli obiettivi educativi facendo firmare agli atleti ed ai genitori il patto educativo all’inizio di ogni stagione. 
  • Richiedere ad inizio stagione la partecipazione dei genitori di ogni squadra per settore ad una riunione in cui verranno dichiarati gli obiettivi della stagione. 
  • Saper trovare e gestire, da parte di allenatori e dirigenti, il giusto equilibrio tra risultati e coinvolgimento di tutti i giocatori, privilegiando presenza, impegno e capacità dei ragazzi durante l’allenamento. 

 

Medie 

  • Far condividere gli obiettivi educativi facendo firmare ad atleti ed ai genitori il patto educativo all’inizio di ogni stagione. 
  • Richiedere ad inizio stagione la partecipazione dei genitori di ogni squadra per settore ad una riunione in cui verranno dichiarati gli obiettivi della stagione. 
  • Saper trovare e gestire, da parte di allenatori e dirigenti, il giusto equilibrio tra risultati e coinvolgimento di tutti i giocatori, privilegiando presenza, impegno e capacità dei ragazzi durante l’allenamento.
  • Aiutare, da parte degli allenatori, i ragazzi a prendere coscienza delle proprie capacità e limiti. 
  • Favorire il lavoro di rete tra educatori delle varie realtà dell’Oratorio per realizzare un maggior senso di appartenenza dei ragazzi alla realtà oratoriana ed alla comunità.

 

Superiori 

  • Far condividere gli obiettivi educativi facendo firmare agli atleti ed ai genitori il patto educativo all’inizio di ogni stagione. 
  • Richiedere ad inizio stagione (e poi almeno un altro incontro di verifica e confronto) la partecipazione dei genitori di ogni squadra per settore ad una riunione in cui verranno dichiarati gli obiettivi della stagione. 
  • Imparare a contenere l’impulsività nel rispetto di se stessi, dei compagni e degli avversari mantenendo un comportamento educato e rispettoso. 

 

Maggiorenni 

  • Far condividere gli obiettivi educativi facendo firmare agli atleti il patto educativo all’inizio di ogni stagione. 
  • Richiedere ad inizio stagione la partecipazione degli atleti di ogni squadra per settore ad una riunione in cui verranno dichiarati gli obiettivi della stagione. 

L'educatore Sportivo

La riuscita di un progetto educativo passa attraverso la qualità umana e professionale degli educatori che lo mettono in atto. Gli allenatori e i dirigenti delle squadre devono vivere il loro compito con lo spirito dell’educatore, cioè con lo sguardo rivolto alla crescita e al bene della persona, non semplicemente al risultato sportivo

E in particolare all’educatore sportivo chiediamo:

  • di lasciarsi interpellare dalla concretezza dei ragazzi e di condividere la loro passione;
  • di avere capacità educativa, nel senso di essere persona capace di rapportarsi con i ragazzi in maniera serena ed armonica, aiutandoli a maturare umanamente e a inserirsi nella comunità cristiana. Nello stare insieme con i ragazzi, nell’educatore si deve percepire uno stile capace di esprimere pazienza, dominio di sé, rispetto dei ragazzi e delle loro famiglie, capacità di dare e ricevere fiducia, di perdonare e chiedere scusa;
  • di saper collaborare con le altre figure educative presenti nel GSO e in Oratorio, operando in sintonia e fiducia reciproca;
  • di avere competenza tecnica (ottenuta e mantenuta anche grazie a specifici corsi di formazione).

 

Consigli per il genitore a bordocampo

  1. L’allenatore allena, l’arbitro arbitra, tu divertiti. Il tuo compito è sostenere la squadra e tuo figlio, ed incitarlo a migliorarsi. Non pensare ai consigli tecnici e goditi la partita. 
  2. Non c’è partita senza due squadre, non c’è gioco senza avversari, divertiti e applaudi più forte che puoi, senza insultare o umiliare avversari e arbitro.
  3. Gli allenamenti e la partita iniziano nello spogliatoio, continuano in campo e finiscono con la doccia (obbligatoria). Rispetta questi momenti e lascia che tuo figlio viva il gruppo. Non è consentita la presenza negli spogliatoi dei genitori (a meno di richiesta specifica degli allenatori).
  4. La panchina non è una sconfitta, ma il punto di partenza. Non discutere le scelte dell’allenatore. Spiega a tuo figlio che la presenza e l’impegno in allenamento premiano sempre, e arriverà il “suo momento”.
  5. La partita è la “verifica” dopo una settimana di allenamenti. Impara a cogliere i miglioramenti della squadra e di tuo figlio. Non pensare solo al risultato, piuttosto chiediti: “oggi si è divertito?”.